Il Blog del Catering Grandi Feste

La frutta di stagione: i fichi

Scritto in data: 7-07-13

A cura di Michela Capasso
Dal prossimo mese avremo finalmente sul mercato uno dei frutti (anzi fori) più graditi, più versatili e sicuramente più antichi che esistono.
La sua storia è interessante. L’albero del fico viene menzionato frequentemente nella Bibbia ed è una delle piante che troviamo nel giardino dell’Eden. È alla base di grandi culture e di alcune religioni.

La storia e le origini

Romolo e Remo furono nutriti da una lupa sotto un albero di fico che più tardi venne dichiarato albero Sacro da Plinio. Mentre sedeva sotto un albero di fico, Siddharta Gantama, ebbe la rivelazione che è alla base del Buddismo. Ai fichi è stato attribuito un valore medicinale e dietetico.
Mitridate, il Re greco di Ponto, considerava i fichi come antidoto per tutti i malanni e consigliava i medici di usarli come medicine.
Plinio diceva invece che i fichi erano il cibo migliore per chi era indebolito da lunghe malattie e che aumentava la forza nei giovani, conservava gli anziani in buona salute e con poche rughe.
I Greci consideravano il fico così importante da fare le corone degli atleti delle olimpiadi con le foglie di fico e gli davano da mangiare fichi.
L’albero del fico è probabilmente originario della Babilonia in quanto troviamo le prime notizie dai Sumeri e dagli Assiri nel 2900/200 a.c..
Qualche secolo dopo lo troviamo nella Siria e sulle coste del Mediterraneo. Nel 1600 a.c. lo troviamo a Creta.
La prima civiltà che cominciò a coltivare la pianta del fico fu quella della Mesopotamia, che tra il fiume Tigri e l’Eufrate iniziarono le più grandi coltivazioni di vari prodotti ortofrutticoli.
I Greci e i Fenici attraversano vie differenti: colonizzarono le varie isole e i paesi limitrofi(del Mediterraneo) e portarono la coltivazione del fico. Non si sa la data precisa dell’introduzione dei fichi in Europa.
A stento sono menzionati nei canti Onirici, mai nell’Iliade e raramente nell’Odissea. Siamo certi che si trovano in Grecia nell’Ottavo secolo a.c..

Solone vietò la loro esportazione e Serse, Re di Persia, mangiava fichi dell’Attica per ricordare a se stesso di quanto fosse desiderabile conquistare una terra che produceva un frutto così buono.
Gli Ateniesi erano particolarmente golosi di fichi e furono soprannominati “Mangiatori di fichi”.
Nel modo romano, Catone e Plinio menzionarono molto spesso i fichi in quanto era diventata una coltivazione di grande importanza.
Secondo i romani, i migliori fichi venivano dalla Siria e durante il regno di Tiberio si faceva molto commercio di fichi siriani.
Verso la fine dell’Impero Romano, i fichi si erano propagati in Africa, Portogallo, Francia, le isole della Manica e il Sud dell’Inghilterra.
Nell’812 Carlo Magno cercò di introdurre in Olanda il fico, ma senza successo a causa del clima.
L’invasione Araba del Nord Africa, della Spagna e del Portogallo portò gli arabi ad apprezzare sempre di più i fichi tanto che Zamakkhschari, un interprete arabo del Corano, riferì che Maometto abbia detto che se si fosse potuto portare un frutto in Paradiso, sarebbe senz’altro stato il fico.
La coltivazione del fico ritorna poi in Persia e in India.
Si dice che i fichi raggiunsero la Cina nel 127 d.c., ma soltanto durante la dinastia Tang nel settimo secolo diventarono merce di scambio e cominciano ad essere descritti nelle opere di famosi scrittori cinesi.

I fichi furono introdotti nel Nuovo Mondo dai missionari spagnoli e portoghesi intorno al 1520, quando grandi quantitativi di fichi di Siviglia vennero spediti.
Troviamo poi la pianta del fico a Cuba, dove venne emesso un editto per cui ogni famiglia non poteva possedere più di una pianta per non fare concorrenza alla madre patria. Più o meno negli stessi anni gli spagnoli importarono i fichi anche in Perù.
Da Cuba la pianta fu subito introdotta nel Sud degli Stati Uniti e dal Messico passò in California.
I fichi oltre ad essere buoni, sono anche molto salutari. Contengono un enzima che aiuta la digestione ed è usato nell’industria farmaceutica.

Le loro proprietà

A causa del suo alto tasso alcalino, sembra che possa aiutare chi desidera smettere di fumare. Contiene anche una sostanza chimica che è usata per curare malattie della pigmentazione della pelle.
I fichi contengono molto calcio, ferro e potassio.

Le insalate: tante idee per mangiare con gusto

Scritto in data: 6-06-13


Di Michela Capasso

E’ arrivato ormai il caldo e quindi il nostro organismo ha certamente bisogno di mangiare in modo più sano, fresco e naturale, consumando in abbondanza verdure crude. E’ questo il momento delle insalate non noiose ma allettanti e colorate con grande varietà di ingredienti.

Oggi le insalate sono assurte a nuova importanza, ma il segreto del loro successo risiede nella semplicità. L’insalatiera non è il posto dove si possono mescolare metafore o troppe buone idee. Rimanete attaccati ad un solo tema. Le migliori insalate sono concepite in modo tale che la combinazione tra i vari ingredienti funzioni bene insieme, considerando però l’integrità dei singoli ingredienti.
E’ consigliabile l’uso di due dressings per condire le insalate, il primo per insaporire la parte verde, e il secondo per tirar fuori i sapori chiave dell’insalata. In nessun altro tipo di pietanza c’è una varietà così ampia di indivdualità, e non c’è alcun passaggio nella preparazione di un’insalata che non sia importante. Oltre a tutti gli ingredienti tradizionali, i petali di fiori possono sicuramente entrare nella composizione delle insalate. Da secoli i fiori sono stati considerati cibo da molte culture. In questa epoca in cui cerchiamo un ritorno alla natura, penso che i fiori constituiscano una guarnizione bella ed appopriata. Naturalmente bisogna usare il nostro buon senso: alcuni fiori sono troppo profumati e quindi possono sovratsare gli altri sapori. A me piace usarli come un tocco delicato: per guarnire, per farli galleggiare in una coppa di champagne, sparpagliati su un’insalata o come base di piccoli canapès. Fiori che si possono usare sono i petali di rosa, i mughetti, i non ti scordar di me, i fiori di timo, di erba cipollina, nasturzi e boraggine.

I nasturzi hanno un piacevole sapore di pepe, vanno dal bianco al rosso e stanno benissimo nelle insalate o in un sand criches.
I semi di nasturzio si possono marinare in aceto, zucchero ed erbe ed essere usati come i capperi in insalate o in salse.
Le insalate estive sono le migliori insalate. In questo periodo le verdure e la frutta sono freschissime e a volte coltivate anche nel nostro giardino. Basta un po’ di vinaigrette e un pizzico di erbe per deliziare il palato ed eccitare la vista. Pomodori, patate, mais, cibi molto semplici diventano dei capolavori, una combinazione di verdure e pesci o crostacei in un’insalata è un mangiare leggero, ma pieno di sapore che ci consente di non appesantirci troppo. Un’insalata mista di sole foglie verdi non deve mai essere ripetitiva, bisogna essere capaci di combinare insieme in modo avventuroso tutte le foglie verdi che riusciamo a trovare al mercato. Le insalate vanno condite molto accuratamente possibilmente con le mani e servite subito. Sono importanti i volumi e i colori nel momento della presentazione del piatto.


Qualche ricetta di semplici ma piacevoli insalate

 

 

MILLEFOGLIE DI VERDURE GRIGLIATE CON DADOLATA DI POMODORO

Tagliare a fette zucchine, melanzane, peperoni gialli e rossi, carote e zucca. Salarle, peparle e grigliarle. Forma un millefoglie un po’ cilindrico nel piatto, usando tutte le verdure. Tagliare a cubetti un pomodoro da insalata scartando i semi. Condirlo con olio, sale, pepe e una julienne di basilico e salsare il cilindro di verdura.

INSALATA DI FAGIOLINI, ZUCCA MARINATA E PECORINO SARDO

Far bollire i fagiolini e raffreddarli subito in acqua e ghiaccio per farli mantenere verdi. Tagliare la zucca a fette e farle grigliare. Marinare le fette di zucca per 2 ore in un carpione leggero fatto con olio, cipolla, zucchero, vino bianco e aceto. Montare l’insalata con alla base la zucca, sopra i fagiolini e una manciata di pecorino sardo morbido grattato. Condir con una vinaigrette alla senape.

SURPRISE BIRTHDAY PARTY

Scritto in data: 5-05-13


Di Michela Capasso

Una delle feste più divertenti che si può organizzare è un surprise birthday party. Già si è depressi perché sta comunque passando un altro anno, per cui la cosa più piacevole è che qualche amico decida di fasteggiarti a sorpresa, invitando tutti i tuoi amici più cari. Importante è non farsi trovare coi bigodini in testa o la barba lunga e di avere un buon senso dell’humour.

Le feste di compleanno a sorpresa si possono celebrare nella casa del festeggiato (ed è la cosa peggiore): tutti gli amici coordinati dall’organizzatore portano qualche piatto già preparato, fiori e regali. Ci si presenta tutti insieme alla porta del festeggiato e, sperando di non fargli prendere un colpo, lo si festeggia. Altro modo è festeggiare il malcapitato in un luogo anonimo a lui sconosciuto, e farlo trovare circondato da un nugulo di amici che al buio saltano fuori all’improvviso. Invitare una stangona brasiliana, una Jessica Rabbit che mette in imbarazzo il festeggiato è un modo per celebrare il compleanno di chi è disposto allo scherzo. La torta è come sempre il clou della festa e può rappresentare un hobby, un lavoro o un difetto del festeggiato: può essere a forma di aereo, treno, televisore o computer. Le candeline possono essere quelle che più si soffiano e più si accendono, o quelle che suonano una musica. Io organizzo spesso feste a sorpresa e mi sembra che il festeggiato sia sempre abbastanza sorpreso. Chi si diverte di più è sempre comunque chi lo organizza, anche perché, per il festeggiato, vale forse quello che diceva mia nonna: “Mi piace tutto eccetto le sorprese”.

L’APERITIVO E IL MODELLO MILANESE

Scritto in data: 5-05-13


di Michela Capasso

C’era un tempo, a Milano, la “Terrazza Martini”. La Milano bene usava frequentarla soprattutto per l’aperitivo che, allora, si svolgeva secondo un rito e con delle motivazioni completamente diverse da quelle di oggi.
Tutto il bel mondo milanese dell’industria, dell’economia, della finanza ed, in generale, della ricca borghesia, usava incontrarvisi per socializzare, curiosare, vedere e farsi vedere, prima di recarsi a cena. L’aperitivo alcolico, lievemente alcolico o anche analcolico, era accompagnato generalmente da piccoli snacks o dai cosiddetti salatini che servivano appunto a prepararsi per la cena e svolgevano pure la funzione di aiutare l’assorbimento dell’alcool o di attenuarne gli effetti indesiderati. L’aperitivo del modello milanese attuale, si svolge, secondo esigenze diverse, con rito completamente cambiato.

La Milano del terziario e degli uffici del centro, che cominciano a svuotarsi la sera intorno alle 18.00, si ritrova ora nei migliori bar del centro e delle zone emergenti (Navigli, Brera, ecc…), piuttosto che nelle pizzerie, tavole calde, rosticcerie. I bar si sono attrezzati secondo un nuovo modello che agli snacks vede sostituiti, o comunque aggiunti, veri e propri cibi variamente preparati ed esposti, che sono diventati via via l’attrattiva principale anche dei locali più esclusivi.
Si riforniscono ed offrono cibi caldi e sostanziosi d’inverno e cibi freschi e leggeri d’estate.
Si paga un prezzo fisso d’entrata tra i 9 e gli 11 Euro, con il quale si ha diritto, in genere, ad una consumazione di qualunque cibo esposto e le bevande, generalmente, vengono fatte pagare un po’ più del prezzo solitamente applicato.

Di aperitivo, nel senso letterale e tradizionale, questo modello non ha più alcunché, ma il segreto del suo successo sta nel fatto che da una parte (quella del cliente) ci si assicura una vera e propria cena se ci si accontenta di quel tipo di cibo, e dall’altra (quella dell’esercente) ci si assicura una maggiore consumazione soprattutto del bere, e quindi più ricavi.
Questo spiega perché i bar di Milano, anche nei giorni infrasettimanali, sono pieni all’ora dell’aperitivo, e frequentati non solo da giovani e studenti, ma anche da impiegati e professionisti che, all’uscita dagli uffici e dal lavoro, si ritrovano a socializzare e vanno a mangiare e bere qualcosa insieme.
Il modello milanese è dilagato in tutta l’Italia, dal nord, al centro ed al sud. Via via, però, ha subito modificazioni ed adattamenti a seconda del clima e delle abitudini delle diverse zone d’Italia.


L’aperitivo servito nei vari locali è diventato una vera e propria cena,
un’ invenzione degli esercenti per sopperire alla mancanza di clientela in una determinata fascia oraria. Si tratta spesso di cibo di qualità non elevata e, a volte, in condizione non di massima sicurezza secondo il rigore delle attuali normative, ed i prodotti esposti sui banconi non sono adeguatamente protetti. Per un ricevimento in casa, io preferisco il classico cocktail, durante il quale si possono offrire piccole cose, facilmente mangiabili, il cosiddetto “finger food”.

Ha il vantaggio di offrire una varietà di cose di piacevole presentazione, e lo svantaggio di richiedere una lunga preparazione; lascia anche alla fantasia della padrona di casa, la possibilità di creare piccoli capolavori, con ingredienti che spesso si hanno già nel frigorifero: lo spicchietto di pera con il formaggio, la mela con il paté, la punta d’asparago col prosciutto, la testa di fungo farcita di gorgonzola, i quadratini di polenta gratinati, le focaccine con tapenade, e tante altre piccole cose. Gli ospiti si divertiranno a scegliere ciò che può piacere e non avranno la sensazione che tu abbia voluto offrire qualcosa di diverso da un aperitivo tradizionale. Ciò non toglie che prolungandosi l’orario, si possono offrire qualcosa di più sostanzioso come delle tazzine con vellutata di carote, di pomodori arrostiti o di spinaci. Spiedini di tortelli di diversi colori e farciture, o timballini di spaghetti al tartufo.

Anche i piccoli ricevono

Scritto in data: 4-04-13



Di Michela Capasso


Rispondo alle domande di alcune lettrici su come ricevere con fantasia gli amici dei loro bambini, in particolare in occasione del compleanno che è un evento molto importante quando si è piccoli.
Festeggiarlo rafforza l’identità personale ed è gratificante perché ci si sente amati ed al centro dell’attenzione. Ricordiamoci, innanzitutto, che nel giorno del suo compleanno, è il bambino a fare “gli onori di casa”. E’ il protagonista indiscusso di una giornata dedicata a lui, una giornata che dev’essere ben strutturata per mantenere alto il coinvolgimento dei suoi invitati. Il piccolo aspetta ansiosamente il festeggiamento del suo diventare grande, sempre più grande. Quindi rendiamolo partecipe dall’inizio alla fine!

Adesso va piuttosto di moda festeggiare da McDonald’s o al bowling, ma c’è chi ancora organizza feste “casalinghe”, magari in spazi aperti come un parco o in spiaggia, o,d’inverno, nel salone della propria casa dove gli spazi sono più ristretti, e qui si può avere bisogno di qualche idea in più.

Come abbiamo già accennato, il coinvolgimento è elemento primario. E consigliabile quindi una festa piena di attività e di snack, in un’atmosfera spumeggiante, senza dimenticare che tutto comincia dagli inviti.

Questi potrebbero essere personalizzati dal bambino oppure, se si decide di fare una festa a tema, per esempio Nemo, i dinosauri, o i personaggi di Walt Disney, si possono acquistare o far fare. Ma non dimentichiamo che oggi si ha l’opportunità di inviare biglietti elettronici simpatici e in grado di far esprimere ancora una volta la fantasia dei vostri bambini, oramai sempre più vicini ai nuovi mezzi di comunicazione. Il sito www.paperlesspost.com offre la possibilità di creare il proprio bigliettino e inviarlo via e-mail.

L’animazione tradizionale del clown o del mago può divertire e far trascorrere del tempo, ma potrebbe esser più gratificante lasciare al bambino la libertà di esprimere la sua creatività, ad esempio costruendo l’ igloo degli eschimesi con delle bottiglie di plastica o usando dei cartoni del latte raccolti in precedenza, oppure stendendo una tovaglia bianca per terra e delineando con un pennarello, lungo il bordo della tovaglia, uno spazio con il nome di ogni invitato. Nel proprio rettangolo il bambino può esprimere se stesso, nel modo che a lui rimane più congeniale. La tovaglia rimane come ricordo al festeggiato.

Per un gruppo di bambine potrebbe essere divertente creare dei gioielli con della pasta e dello spago. Usando la pasta a forma, ad esempio, di orsacchiotti o di fiori, lo spago di diversi colori e addirittura la pittura si creano delle collane e dei bracciali molto originali!

Ognuna di queste attività ha il vantaggio di mostrare al bambino che dal nulla è proprio lui a creare un prodotto dentro cui può giocare, come l’igloo, su cui può cenare in qualsiasi occasione, come la tovaglia o che può indossare o regalare, come il gioiello.

Lo snack è un altro momento a cui i bambini tengono in modo particolare. Avendo scelto, ad esempio, come tema della festa gli animali, anziché proporre i soliti tramezzini, offrire dei panini dalle forme di animale più diverse e simpatiche aggiunge personalità all’atmosfera desiderata. La particolarità di questi panini, oltre alla loro forma, è il fatto che poggiati su di un piatto stanno in piedi, come veri animali. Infatti, usando tre fette di pane tagliate con apposite formine, farcendo quella interna da entrambi i lati coperti poi con le altre due, la larghezza del panino consentirà di farlo stare in piedi. E poi, un buffet addobbato con peluches, composizioni di palloncini a forma di animale, e centritavola creati con variopinti lecca-lecca, caramelle e i gustosi cioccolatini, e una allegra musica di sottofondo consente di entrare nel vivo della festa.

In aggiunta offrire ai piccoli ospiti delle noccioline americaneche mangiano anche gli elefanti, delle piccole banane, il cibo preferito dalle simpatiche scimmie, e le carote di cui vanno ghiotti i cavalli, potrebbe essere un’idea speciale per una festa a tema di questo genere.
Per finire, la torta. Di torte ne conosciamo tante, ma perché non pensare a qualcosa di diverso come dei scherzosi gelati a forma di clown o dei gustosissimi sundaes americani?

La prima proposta, forse più adatta ai piccolissimi, è composta da una palla di gelato poggiato dentro una vaschetta, tre M&M’s, due per gli occhi e una per il naso, un pezzetto di liquirizia per la bocca e un minicono come cappello. E visto che siamo a febbraio e fa freddo perché non aggiungere una sciarpa di panna? Per i più grandi, creare la propria coppa di gelato con la panna, le M&M’s, i biscotti sbriciolati, la salsa di cioccolati e la famosa ciliegina potrebbe essere un grande piacere.

Prima di andare via il gioco della pignatta è quasi d’obbligo. Oggi si trovano pignatte di carta pesta di tutte le forme, dal pallone da calcio, alla Sirenetta, a Titti, ai trenini, e chi più ne ha più ne metta. Questo gioco coinvolge tutti i bambini e una volta finito, ognuno si porta a casa un pensierino, un “goody bag”, offerto dal festeggiato come ringraziamento per avere trascorso la giornata assieme a lui.
Beh… che un bambino possa ricevere un bel regalo, il regalo sognato per il suo compleanno, è forse cosa che più o meno tutti possiamo fare in modo che accada, senza particolare impegno, ma che un bambino possa sentirsi coinvolto nell’organizzazione della sua festa, del suo compleanno, perché rimanga nella sua memoria per sempre, è cosa che invece richiede tutte la vostra attenzione. Quello come tanti altri ancora un fondamentale momento di crescita dei vostri bambini e motivo ulteriore di coesione familiare. Buon divertimento

 

Il cibo cinese: tradizione e innovazione

Scritto in data: 3-03-13



Di Michela Capasso


Per secoli la Cina è apparsa come un regno remoto, chiuso all’Occidente e governato da princìpi imprescrutabili. Di recente il resto del mondo ha iniziato ad esplorarne alcune caratteristiche più tipiche tra cui l’invidiabile cucina cinese. Le ripetute carestie e la passione per la preparazione dei cibi hanno creato una vera ossessione per l’alimentazione.

In Cina mangiare non è solo una necessità, ma un evento. Già i medici nell’antica Cina avevano ben presente e tenevano sempre in considerazione lo stretto rapporto tra alimentazione e salute. Nel corso della storia, escludendo guerre, carestie e calamità naturali i cinesi sono sempre riusciti a mantenere uno stato di salute equilibrato grazie proprio alla loro filosofia dell’alimentazione.
Il riso alimento fondamentale nella dieta cinese è anche un farmaco di origine vegetale perché sostiene contro la debolezza e la pressione bassa, annulla la sete, regola lo stomaco e riduce i fastidi della febbre. Ma la cucina cinese non è solo riso. Anzi. Quella cinese è una delle cucine più diversificate della terra. Non solo vengono utilizzate la maggior parte di carni, pesci e verdure conosciute anche in Occidente, ma soprattutto in essa compare una varietà di prodotti a noi sconosciuti e verso i quali talora nutriamo prevenzioni o addirittura repulsioni.

Le rarità non si contano: come ad esempio i “nidi di rondine”, le api, le pinne di pescecane, i serpenti, le zampe d’orso, il cane.
Una storia millenaria, una civiltà potente e basata su concetti filosofici e etnici sono gli espedienti fondamentali per una cucina che non è esagerato definire arte. La pratica della cucina cinese è un insieme di scienza culinaria, per le tecniche di cottura, di filosofia culinaria per la scelta degli ingredienti, di arte culinaria per la preparazione e la presentazione.
La ricerca dell’armonia taoista è la base della cucina cinese: gli ingredienti devono essere genuini e freschi, le portate devono presentare un armonioso equilibrio di sapori, consistenze, colori, aromi e qualità.
Il pasto deve contenere il secco, il liscio, il croccante, il sugoso e il morbido così che i piatti siano complementari sia nel contenuto che nell’ordine di presentazione.
Un pasto tipico comprende sempre una zuppa o una minestra liquida i cui componenti variano dal nido di rondine, al midollo di bambù, al fior di loto, ai cavoli.
All’origine di questa cucina c’è un principio ideologico che risale agli albori della storia cinese: in una comunità agricola fortemente condizionata dal ritmo delle stagioni e dalle fasi lunari, si è sviluppato un concetto di armonia universale.

Per quanto riguarda la preparazione dei piatti nessun popolo più dei cinesi ha prestato così tanta attenzione alla cottura dei cibi: al vapore o cotti con rapida immersione in olii bollenti, o bolliti in brodi particolari. Ci sono circa 5000 piatti nella cucina cinese che però si possono far risalire a quattro principali categorie: la cucina settentrionale, la cosiddetta cucina mandarina che è tipica di Pechino, la cucina meridionale, quella della provincia di Canton, la cucina orientale tipica di Shangai, la cucina occidentale caratteristica della regione del Sichuan.
Tipici della cucina del Nord sono il pane cotto a vapore, gli gnocchi e i noodles, i famosi spaghetti cinesi che vengono preparati a mano dal cuoco con molta abilità.

La principale caratteristica della cucina di Pechino è l’ampia scelta degli ingredienti tagliati in modo sottile per assaporarne tutta la fragranza.
E’ ricca, non grassa, leggera ma saporita. Specialità è l’anatra laccata alla pechinese servita con piccole crepes e salsa di prugne.

La cucina cantonese è la più famosa e diffusa non solo in Cina, ma in tutto il mondo. Impiega una grande varietà di ortaggi verdure cotte ad altissima temperatura per brevissimo tempo per mantenere intatto il loro fresco sapore e il contenuto vitaminico.

Ci sono poi cibi bolliti e fritture. Una rara leccornia è il “dragon’s duel tiger” celebre per il suo insolito ed esotico sapore dovuto alla combinazione tra il gusto di selvaggina e quello di serpente. Naturalmente c’è tanto riso: bianco, condito alla cantonese, dolce, in torta per il capodanno.
La cucina di Shangai è più unta, grassa ed è molto ricca di pesce e crostacei e verdure fresche. I sapori principali sono il salato, il dolce, la salamoia e l’agrodolce. Tipico di questa cucina anche il tofu-formaggio vegetale.
La cucina di Sichuan è la più piccante nel panorama culinario cinese. Ricca di spezie e salse pepate è un’autentica ghiottoneria per gli amanti dei sapori forti. Fra le specialità: la favolosa zuppa d’orso brasato in salsa marrone, gli spiedini di api fritti, le cosce di rana e il delizioso maiale arrosto croccante.
Da quando la Cina ha aperto politicamente ed economicamente all’Occidente c’è stata una invasione di Mc Donald’s e di Kentuchy Fried Chicken. Ma il caratteristico cibo cinese è rimasto ovunque negli eleganti alberghi delle grandi città, nei mercatini di anticaglie delle cittadine ricche di atmosfera, nelle strade nelle piazze e sulle montagne tibetane.
E’ tutto cotto espresso sul momento in enormi pentoloni, in acqua bollente, o in spiedini ma tutto sempre presentato in maniera incantevole.

Mangiare all’ombra delle Piramidi

Scritto in data: 3-03-13


Di Michela Capasso

Secondo una tradizione greca, il Dio Dionisio sarebbe fuggito dalla Mesopotamia perché la popolazione locale era troppo dedita alla birra, una birra diversa da quella attuale perché le erbe amare conservanti come il luppolo, non furono introdotte sino alla fine del Medioevo. Pare, in ogni caso, che il 40% del raccolto di cereali in Egitto, fosse usato per la produzione della birra. Un operaio comune del Tempio ne riceveva una razione giornaliera di circa 1 litro e i dignitari anziani ne ricevevano 5 volte in più.

Alla fine del terzo millennio a.c., i birrai egizi producevano “pani da birra” conditi con diverse spezie e diversi sapori, e i loro clienti, avevano quindi una varietà corrispondente di birre fra cui scegliere.
In Egitto il tipo di birra più comune si chiamava haq ed era fatta con l’orzo rosso del Nilo. Pare che la birra fosse piuttosto leggera, anche se di alcune birre egiziane si racconta che raggiunsero una gradazione alcolica di circa dodici gradi. Secondo Ateneo, il grande erudito del mondo classico, si diceva che “coloro che bevevano questa birra, si rallegravano a tal punto da cantare e danzare”.
Fu in Egitto che venne scoperta per la prima volta l’arte di produrre il pane; uno tra i primi requisiti per il pane lievitato, era che fosse fatto di frumento, e un tipo particolare di frumento.

La scoperta del pane lievitato fu compiuta probabilmente quando alcuni microrganismi favorevoli si insinuarono in una pasta fatta col nuovo tipo di frumento. Pane, birra e cipolle formarono probabilmente la dieta base dei contadini nell’Egitto dinastico. Gli Egizi ricchi mangiavano invece molto bene. Fra i residui tempiali da una tomba datata all’inizio del Terzo Millennio a.c., c’erano piatti di polente d’orzo, quaglie cotte, rognone, stufatino di piccione, pesce, costolette di carne bovina, pane di frumento, torte, fichi cotti, fragole fresche, formaggio, vino e birra cibi in quantità sufficiente per nutrire il defunto finché non avesse raggiunto l’altro mondo.

Oggi gli ingredienti base della cucina egiziana, sono ancora riso, cipolle, carne di manzo, o di montone cotta alla brace, pesce, verdure, fave, lenticchie. La cucina egiziana ha subito le influenze delle gastronomie mediorientali ed è saporita ma non piccante. In Egitto ci sono molti locali popolari, dove si possono gustare i “mezze” antipasti di verdure che si mangiano col caratteristico pane “baladi” o “shami” più scuro e morbido il primo, bianco e senza mollica il secondo.

Diffusissima è la salsa di sesamo tahina che si mangia col solo pane, oppure con formaggio bianco, prezzemolo o pomodori tagliati a fette sottili.
Due sono i tipi di formaggio egiziano: il tipo duro, simile al nostro parmigiano, che si chiama RUMI, e il BEDA morbido e variamente salato.
Pomodori, zucchine, melanzane e foglie di vite, spesso insaporite con grani di pepe verde, sono le verdure che accompagnano i mezze e i secondi piatti in genere.
Ottime sono le polpettine di fave chiamate taamia. Le taamia sono servite con uova, carne tritata o erbe speziate. L’alimento popolare base è costituito appunto dalle fave, “ful”, in genere in umido e condite con olio d’oliva o di semi. Accompagnano un piatto di fave la salsa tahima, oppure formaggio bianco, yogurt, uova fritte, cipolle, salsa speziata di aglio (dakka).

La “FATTA” è un brodo saporitissimo, versato su pane sminuzzato, che si serve anche con riso e agnello.
Altri piatti popolari sono le lenticchie, riso e cipolle fritte. Ottime sono le carni di vitello, manzo o agnello, cotte alla brace o grigliate.
Notissimo è il Kebab: carne di montone grigliata e servita tagliata in fette sottili. Sempre grigliati, o alla brace, si servono pollo, piccioni o quaglie. Lungo il Mediterraneo, il Mar Rosso al Cairo o sul lago Nasser, si trova dell’ottimo pesce e crostacei.
Fra i dessert egiziani, spicca l’Olm Ali, pasta a base di latte, uva passa e noccioline. Ci sono anche budini, riso o latte serviti tiepidi. Le Flir sono invece delle focacce dolci o al formaggio.
Le bevande più popolari sono il tè e il caffè. Il caffè è preparato alla turca, e viene servito già zuccherato; un’altra bevanda molto usata, soprattutto in periodi più caldi, è il KARKADE’, un infuso di ibisco che si gusta freddo.
Si trova, naturalmente, anche la birra, vini bianchi, rosé e rossi, tutti prodotti in Egitto.

Ma il grande fascino di questi cibi, è di poterli degustare nello splendido scenario naturale del deserto delle Piramidi, delle palme e del magnifico Nilo!

Consigli per i ricevimenti: il cocktail party

Scritto in data: 3-03-13



di Michela Capasso

I ricevimenti che forse si incontrano di più, ma che sono anche i più difficili da realizzare, sono certamente i cocktails. La cosa più importante in questo caso (come in molti altri) è l’organizzazione.

 

È abbastanza facile preparare dei piatti spettacolari, è più difficile ricordarsi tutto ciò che bisogna fare per la buona riuscita di un ricevimento. Prendere appunti scrivendo il giorno del cocktail, l’ora, il numero degli invitati, il menu, le bevande, i camerieri e tutto ciò di cui abbiamo bisogno: tovaglie, piatti, bicchieri, posate e fiori (importantissimi). Anche se il ricevimento che si organizza è molto informale come un pic-nic in canoa su un laghetto, aver pianificato tutto fa la differenza fra un bel ricevimento e un caos totale.
Non sarebbe male neanche conservare tutti gli appunti relativi ad ogni ricevimento che facciamo, sia come referenza futura, sia per ricordarsi una giornata piacevole passata con i propri amici.

Preparare un cocktail è comunque un lavoro abbastanza faticoso perché si devono organizzare varie piccole cose che siano buone, ma soprattutto belle e la cui presentazione è fondamentale: un fiocco, un fiore, un frutto, un pezzo di porcellana, possono servire a decorare i vari vassoi per renderli più interessanti.

Anche il materiale sul quale si servono le piccole cose è importante: superato il solito argento, possiamo usare paglia, legno, lacca, perspex, cristallo, foglie, petali di fiori, bambù.
Le bevande possono essere sistemate su un tavolo a parte su cui allestiamo i bicchieri, i vini, i liquori, i limes, i limoni, lo zucchero di canna, le fragole e quanto altro sia necessario per un allestimento piacevole e di facile uso.
Saper fare gli onori di casa è ovvio, ma non sempre accade. Per mettere gli ospiti a proprio agio è bene, oltre a presentare coloro che non si conoscono, anche mostrare dove si trovano cibo e bevande perché gli invitati non debbano chiedere e possano muoversi tranquillamente.

Nei cocktails è bene pianificare anche un menu alternando pesce, verdure, carni, formaggi e piccole cose dolci in modo che tutti possano trovare qualcosa di proprio gradimento.
Ormai siamo in primavera e si può proporre qualcosa di fresco e che sia anche visivamente colorato ed allegro. Organizzare un tavolo con frutta di colore e forma diversi, con dei formaggi, richiede solo un po’ di fantasia e una discreta conoscenza sui formaggi da servire. L’aspetto sarà festoso e molti lo gradiranno. Assortiamo i formaggi tra soffici e cremosi, pungenti come gli erborinati, più forti e saporiti come la splendida varietà di pecorini che offre il nostro paese.

Per addobbare i vari angoletti che abbiamo organizzato, non usiamo grandi mazzi di fiori, ma foglie, petali, sassi, conchiglie, sabbia ed anche contenitori inusuali come la pentola di rame o la brocca colorata. Non lasciamo nulla al caso o all’ovvio, mettiamo un pizzico di fantasia in tutto ciò che facciamo. E quindi anche nel cibo: tartellette con purè di piselli e con caviale, bocconcini di ostriche e lardo di colonnata, involtini di asparagi e salmone, ovoline farcite di cous cous e bresaola, melanzane grigliate con robiola. Tazzine con mousse di cioccolata, spiedini di frutta caramellata, pentolone con piccoli babà alla cannella.

Insomma, organizzare un cocktail può essere molto divertente… basta organizzarlo bene!

Il pane: la storia di un grande alimento

Scritto in data: 9-09-12

Di Michela Capasso

Una fetta calda di pane, fresca dal forno, cosparsa di un po’ di burro, o di olio fruttato di frantoio e origano, è uno dei piaceri tra i più semplici della vita.

Che si tratti di una baguette francese, o di un tradizionale filone di farina di frumento, il gusto delizioso e l’aroma del pane fatto in casa, stimola tutti i nostri sensi e fa felici i nostri ospiti. Nessun’altra cosa cotta al forno porta tanta gioia e soddisfazione come un bel pezzo di pane. Il profumo del pane che cuoce nella nostra cucina e la varietà di pani che si possono preparare sono due punti convincenti sulla possibilità di prepararne
da soli, un grande assortimento. Il pane è anche, certamente, un alimento tra i primi preparati dall’uomo. Questo cibo a base di cereali, aveva, tra l’altro, il vantaggio di poter essere trasportato nel corso di un viaggio. Il primo pane non lievitato, potrebbe essere stato inventato quando l’uomo scoprì che l’impasto di cereali, posto su una pietra calda accanto al fuoco, sviluppava una crosta appetitosamente croccante, oppure potrebbe essere stato il risultato di un esperimento più deliberato, eseguito con un impasto fatto con acqua e farina di cereali.

 

Il semplice pane schiacciato, di farina e d’acqua (il pane azzimo), sopravvive ancora in molte parti del mondo, a volte migliorato dall’aggiunta di un po’ di grasso e di solito insaporito con sale. La tortilla messicana, l’oatcake scozzese, il chapati indiano, il pao ping cinese, il jonnycake degli indiani d’America, il pita arabo, discendono direttamente dal pane del Neolitico. Ciò che rende i prodotti finali così diversi l’uno dall’altro, è principalmente la differenza nel cereale fondamentale: granoturco, avena, frumento o miglio. L’antico pane, sottile e piatto, aveva probabilmente uno svantaggio: appetitoso quand’era ancora caldo, doveva diventare pesante e indigesto da freddo.

In Egitto, la conoscenza della fermentazione e lo sviluppo di nuovi tipi di cereali, avrebbero poi condotto alla scoperta del pane lievitato. Anche a Roma il pane fu imposto come prodotto preferibile alle varie polente di cereali. Severo Alessandro decretò la distribuzione, ai cittadini romani, di pane già cotto e non più di solo cereali e Aureliano ne aumentò la razione a quasi sette etti al giorno. Nell’antichità il termine “pane” era usato per designare quelle che oggi chiamiamo torte, focacce e dolci. Fra i tipi di pane, c’erano pane al miele, all’olio, allo strutto e torte in teglia, assieme a pane al formaggio, ai grandi pani di Cilicia, e ai panini cotti allo spiedo (una specialità militare). C’era anche un tipo di pane soffice, molto lievitato, salato e noto come pane di Cappadocia, che è un tipo di pane in forma di fungo, coperto di semi di papavero. Si trattava di un pane molto sottile e croccante, una sorta di cialda, che aveva tra i suoi ingredienti vino, pepe e latte, mentre i dadi erano panini cubici insaporiti con anice, formaggio e olio. Può darsi che l’antichità classica abbia scoperto il pane in senso moderno, ma è certo che rimase molto lontano dal concetto di pane al burro. Quando Cristoforo Colombo arrivò nelle Americhe, scoprì che le popolazioni indigene si nutrivano di molti cibi per noi repellenti. Una delle poche cose accettabili era il pane fatto a Cuba, con la polpa di manioca. Passata al setaccio, era usata per fare delle focacce che poi venivano cotte lentamente su una piastra. Morbido e flessibile quand’era fresco, questo pane poteva essere essiccato e conservato per 2 o 3 anni. L’evoluzione successiva dell’arte del pane, la conosciamo: ogni nazione, ogni città, ogni paesino nel mondo, ha le sue tradizioni e le sue caratteristiche e produzioni. Questa è la ragione dell’enorme varietà del pane.

 

Ora vorrei suggerire una ricetta per fare un pane un po’ particolare e, secondo il mio gusto, molto piacevole per produrre delle ciambelle chiamate “bagels” e tipiche della cucina ebraica. Sono deliziose da assaporare tagliate a metà in senso orizzontale e farcite con cream cheese, o filadelfia, spalmata e salmone affumicato o con qualunque altro prodotto di vostro gradimento.

INGREDIENTI:
4 cucchiaini di lievito
2 cucchiai di zucchero
500 ml di acqua calda
2 cucchiai d’olio
1 cucchiaio di sale
850 gr di farina
1 cucchiaio di bicarbonato
1 bianco d’uovo battuto con 1 cucchiaio di acqua

 

PREPARAZIONE:
In una ciotola, mescolate125 ml d’acqua calda col lievito e un pizzico di zucchero, e lasciarlo riposare per 10 minuti. Mescolate bene l’acqua rimanente con l’olio, lo zucchero, il sale e 315 gr di farina fino a quando il composto sia cremoso. Aggiungete il lievito e la restante farina poco alla volta continuando a mescolare bene. Lasciate crescere il composto per circa 1 ora a temperatura ambiente.Foderate con carta da forno 2 teglie, coprendone il fondo di olio con un pennello. Formate delle palle e infilatevi il pollice infarinato al centro, in modo da formare un buco. Mettete questo impasto sulle teglie a una distanza di circa 5 cm una dall’altra.
Copritele e lasciatele crescere per 20 minuti. Accendete il forno e portatelo a 220°e contemporaneamente mettete una pentola d’acqua sul fuoco sciogliendovi il bicarbonato. Lessate velocemente per circa 2 minuti in acqua bollente le ciambelle (dette appunto “bagels”) preparate prima e quando vengono a galla, asciugartele e cuocetele in forno per circa 20 minuti.
Provate a tagliarle in due metà in senso orizzontale e farcitele con cream cheese e salmone affumicato, e ditemi se non sono una vera delizia!

Baby Shower: una festa per accogliere i bebè

Scritto in data: 9-09-12


 

Anche in Italia inizia a diffondersi la festa dedicata ai futuri nati e alle loro mamme. Una festa al femminile, un’occasione per omaggiare i bebè con molti regali.

 

Negli Stati Uniti è tradizione accogliere la nascita di un bambino con una festa a tema: il Baby Shower. Questo evento, sviluppatosi dopo la Seconda Guerra Mondiale, è organizzato solitamente da un’amica della mamma. La mamma riceve dei regali dagli invitati utili per il bambino, tra questi vestitini, passeggini, pannolini, giocattoli.

 

Il termine shower (doccia) viene generalmente preso con il significato di “fare una doccia di regali” alla mamma del bebè. La festa del Baby Shower è prevalentemente una festa femminile, dove partecipano le amiche con i loro bambini; tuttavia negli ultimi anni anche gli uomini hanno iniziato a prendere parte a questi party, a patto che vengano festeggiati entrambi i genitori.

 

Oggi questa festa è arrivata anche in Europa come rito di benvenuto per i nascituri. Michela Capasso ci racconta qual è il modo migliore per organizzare questo evento, quale menu scegliere, quali regali fare al bebè e come scegliere gli addobbi a tema per la gioia di tutte le future mamme.